“Tempo, col mio amante stronzo”: Un viaggio di resilienza e rinascita

“Tempo, col mio amante stronzo”: Un viaggio di resilienza e rinascita

Marzo 23, 2025 Congressi 0

La presentazione del libro di Raffaele Guadagno all’Ospedale di Foligno segna l’avvio del progetto di Umanizzazione e Medicina Narrativa

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Un incontro tra letteratura e medicina

Lo scorso 21 marzo 2025, la Sala Alesini dell’Ospedale di Foligno ha ospitato un evento di straordinaria intensità emotiva e culturale: la presentazione del libro “Tempo, col mio amante stronzo” di Raffaele Guadagno, edito da Nino Bozzi Editore.

L’incontro, moderato dal Prof. Mauro Zampolini, ha rappresentato molto più di una semplice presentazione letteraria, configurandosi come il momento inaugurale del progetto di Umanizzazione e Medicina Narrativa dell’Ospedale di Foligno, un’iniziativa innovativa che mira a riportare la persona e la sua storia al centro del percorso di cura.

Quando un ictus trasforma l’esistenza

Il libro di Guadagno racconta con lucidità e profonda introspezione l’esperienza dell’autore dopo essere stato colpito da un ictus, evento che ha sconvolto radicalmente la sua vita. Come definito dalla figlia Matilde, si tratta di un “ictus esistenziale”, un terremoto che mette in discussione ogni aspetto della propria identità.

“L’ictus è stato un terremoto nella mia esistenza,” ha affermato Raffaele Guadagno durante la presentazione. “Ma è nei momenti di crisi che scopriamo forze nascoste. Ho imparato a vedere la bellezza dei piccoli progressi e a capire che la vita, anche nelle sue forme più fragili, è preziosa.”

Attraverso le pagine del libro, l’autore ci accompagna in un viaggio toccante e autentico che esplora la trasformazione della sessualità, dell’immagine di sé, del linguaggio e del rapporto con il proprio corpo. Un percorso doloroso ma illuminante, che dimostra come sia possibile rinascere anche dopo le prove più difficili.

La medicina narrativa come strumento di cura

Il Prof. Zampolini, coordinando il dibattito, ha sottolineato come la narrazione rappresenti uno strumento terapeutico di straordinaria efficacia, concludendo l’incontro con una frase che ha colpito profondamente i presenti: “La medicina non sempre può curare, ma può sempre aver cura”.

La Dott.ssa Orietta Rossi ha introdotto l’evento evidenziando come questa presentazione si inserisca in un percorso più ampio di umanizzazione dell’Ospedale di Foligno, un progetto che ambisce a modificare radicalmente l’approccio alla cura, valorizzando gli aspetti emotivi, psicologici e sociali dell’esperienza di malattia.

Un dialogo a più voci

L’evento ha visto gli interventi di Paolo Trenta e dei rappresentanti delle associazioni di pazienti, che hanno arricchito la discussione con riflessioni sul valore del supporto comunitario nel percorso post-dimissione e sull’importanza di considerare i familiari come parte integrante del processo di cura.

Particolarmente significativo è stato il parallelismo proposto da Michela Tanfoglio tra l’opera di Guadagno e le “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, sottolineando la profondità dell’introspezione e la capacità di trasformare l’esperienza personale in una riflessione universale sulla condizione umana.

Un progetto per l’ospedale del futuro

Il Direttore Generale della USLUmbria2, presente all’evento, ha rimarcato l’importanza del progetto di Umanizzazione e Medicina Narrativa, non solo per il miglioramento della qualità delle cure offerte ai pazienti, ma anche per la creazione di un clima organizzativo più positivo all’interno della struttura sanitaria.

Il progetto rappresenta un cambio di paradigma nell’approccio alla cura, riconoscendo che la narrazione della propria esperienza di malattia può avere un effetto terapeutico sia per chi la racconta sia per chi la ascolta.

L’autore: una vita di impegno

Raffaele Guadagno, nato nel 1964, ha lavorato nel settore della Giustizia occupandosi di importanti casi di cronaca giudiziaria. Oggi in pensione, è Presidente di Alice Biella, un’associazione dedicata alle persone colpite da ictus. Ha già pubblicato “Il Divo e il giornalista” (2018) e “La Scomparsa di Adinolfi” (2021) con Alvaro Fiorucci.

La sua esperienza personale lo ha portato a impegnarsi attivamente nel supporto alle persone che vivono situazioni simili, dimostrando come la resilienza possa trasformarsi in risorsa per un’intera comunità.

Un messaggio di speranza

“Tempo, col mio amante stronzo” è un libro che parla a tutti coloro che hanno vissuto un grande cambiamento, a chi cerca una riflessione profonda sull’equilibrio tra fragilità e forza, e a chi crede nel potere della resilienza.

La presentazione all’Ospedale di Foligno ha dimostrato come letteratura e medicina possano dialogare proficuamente, creando uno spazio di riflessione condivisa in cui le esperienze personali diventano occasione di crescita collettiva.

L’evento ha segnato l’inizio di un percorso innovativo che promette di trasformare l’approccio alla cura, mettendo al centro la persona, la sua dignità e il suo vissuto, in linea con le più avanzate concezioni della medicina contemporanea.


Per maggiori informazioni sul progetto di Umanizzazione e Medicina Narrativa dell’Ospedale di Foligno o per acquistare il libro “Tempo, col mio amante stronzo” di Raffaele Guadagno

 

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